La Settimana Santa "a porte chiuse"

Una riflessione cristiana.

Domenico Condito

Comincia la Settimana Santa “a porte chiuse”. Non era mai successo nella storia della Chiesa. Credo sia un’opportunità unica per un lavacro spirituale collettivo, per un atto di contrizione profonda per come abbiamo ridotto noi stessi, il mondo e la Chiesa. Il Tempio vuoto e silente è lo scenario ideale, quasi apocalittico, di questa inedita dimensione penitenziale. È l’invito al raccoglimento interiore, a riscoprire il valore spirituale della Pasqua; a contemplare il mistero della passione, morte e resurrezione di Cristo nella sua verità nuda ed essenziale, senza quegli elementi scenografici e decorativi, o di consumo, che l’hanno trasformata in una sorta di paraliturgia o ricorrenza pagana. 

La Pasqua è l’evento centrale della vita della Chiesa. “Se Cristo non è risorto - scrive San Paolo - è vana la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati”. E nel battesimo i cristiani sono resi partecipi della Resurrezione di Cristo, divenendo membra del suo Corpo, pietre vive del Tempio vivente del Padre, del Tempio della Trinità: la Chiesa è fatta non di pietre materiali, ma di “pietre viventi”, e queste pietre siamo noi. È la teologia del Corpo Mistico di Cristo, della Comunione dei Santi, per cui tutti i cristiani, vivi o morti, sono strettamente ed intimamente uniti a Cristo, come le membra di un unico corpo. 

Questo prodigio mistico, che è la storia della nostra salvezza, si compie nelle profondità insondabili del cuore, la nostra “grotta” interiore, il nostro centro spirituale. Il cuore è come l’equivalente della cella per il monaco, per cui la cella e il cielo sono dimore affini, e ciò che si cela nei cieli, si cela anche nella cella, e ciò che si celebra nei cieli, lo si celebra anche nella cella. Scriveva Guillaume de St. Thierry (1085-1148), nella sua Lettera d’oro, che “la cella è una terra santa, un luogo santo, dove il padrone e il servo hanno frequenti colloqui, come un uomo con il suo amico; dove sovente l’anima fedele è unita al verbo di Dio, la sposa è unita allo sposo, le cose terrene si uniscono alle celesti, e il divino all’umano. Come il tempio è il «Santo» di Dio, la cella lo è del servo di Dio”. 

Il nostro cuore è la "cella", la terra santa, il luogo santo dove quest’anno siamo invitati a celebrare i “misteri”, dove la terra si ricongiungerà di nuovo al cielo. Solo dopo questa rinascita interiore potremo riaprire le chiese in modo degno del Vangelo, altrimenti meglio sarebbe tenerle chiuse: prima di riaprire i templi, dobbiamo spalancare le porte serrate dei nostri cuori, per farvi risplendere la luce del Cristo risorto.


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