La polemica ossessiva come sintomo: il cattolicesimo come bersaglio simbolico nella cultura dei “guru” contemporanei
Un’analisi della dinamica identitaria e culturale nella critica contemporanea al cattolicesimo da Vito Mancuso a Umberto Galimberti.
Domenico Condito
Quando la polemica anticattolica diventa un esercizio quotidiano, non siamo più nel territorio della critica, ma in quello di una dinamica psicologica e culturale che usa la religione come superficie di proiezione. Questo fenomeno non riguarda soltanto alcune pagine social, ma anche figure pubbliche che hanno assunto il ruolo di “guru” del pensiero contemporaneo, da Vito Mancuso a Umberto Galimberti, e altri interpreti della modernità che costruiscono la propria identità intellettuale attraverso un confronto sistematicamente conflittuale con il cattolicesimo. In questi casi, la polemica non è un episodio ma un metodo, una postura, una grammatica del discorso.
La critica autentica nasce dal desiderio di comprendere la complessità del proprio oggetto, di attraversarne le contraddizioni, di misurarne la profondità. La polemica ossessiva, invece, perde progressivamente il contatto con ciò che intende criticare. Il cattolicesimo non è più una realtà storica, teologica, culturale: diventa un fantasma concettuale, un simbolo negativo, un bersaglio utile a sostenere una narrazione identitaria. Il discorso non si misura con la tradizione cristiana, ma con una sua caricatura. E la caricatura, ripetuta giorno dopo giorno, finisce per sostituirsi alla realtà.
Dietro questa ripetizione si intravede spesso un conflitto irrisolto. Alcuni “guru” della modernità hanno costruito la loro autorevolezza proprio attraverso la contrapposizione alla Chiesa: una contrapposizione che, col tempo, si è irrigidita fino a diventare un tratto identitario. La polemica quotidiana è allora un rito di autoaffermazione: ogni intervento ribadisce la distanza da un passato ingombrante, da un’autorità percepita come oppressiva, da un orizzonte simbolico che si vuole superare. Ma quando questo rito non è accompagnato da un lavoro interiore, la polemica si trasforma in ideologia. L’ideologia non dialoga: ripete. La trasformazione della critica in ideologia è evidente nel linguaggio. Il cattolicesimo viene rappresentato come un blocco monolitico, privo di sfumature, sempre uguale a se stesso. Le sue contraddizioni, la sua pluralità interna, la sua storia millenaria vengono cancellate, perché la complessità è un ostacolo alla narrazione. La polemica ha bisogno di un nemico chiaro, netto, facilmente riconoscibile. Così, nei discorsi di alcuni intellettuali contemporanei, il cattolicesimo diventa un contenitore vuoto, riempito ogni volta con ciò che serve a sostenere la tesi del giorno.
Il paradosso è che chi attacca ossessivamente il cattolicesimo finisce per riprodurre le stesse dinamiche che attribuisce alla Chiesa. La rigidità del giudizio, il moralismo, la selettività nell’accogliere solo chi è già allineato, la ripetizione rituale degli stessi argomenti: tutto questo è una forma di dogmatismo speculare. La polemica anticattolica diventa una “anti‑religione”, con i suoi dogmi, i suoi sacerdoti, i suoi fedeli e le sue scomuniche. Il contestatore assume il ruolo del moralista, e la sua comunità diventa una liturgia inversa, celebrata con la stessa regolarità di ciò che critica.
Perché proprio il cattolicesimo? Perché è una realtà vasta, stratificata, visibile, che ha plasmato simboli, linguaggi, istituzioni dell’Occidente. È un bersaglio ideale per chi ha bisogno di un grande nemico contro cui definire la propria identità. Il cattolicesimo rappresenta l’autorità, la tradizione, la comunità, la norma morale, la memoria culturale: elementi che, per chi vive un conflitto con il proprio passato o con la propria formazione, diventano figure da abbattere. La polemica anticattolica è dunque un discorso sulla modernità, sulla libertà, sulla ferita personale, sulla tensione tra individuo e tradizione. Non sulla Chiesa. Da un punto di vista antropologico, la polemica ossessiva è un fenomeno di appartenenza. La comunità dei contestatori si consolida attraverso la negazione di un altro gruppo. È un meccanismo antico: la coesione interna si costruisce attraverso la definizione di un nemico simbolico. Alcuni “guru” contemporanei svolgono la funzione di catalizzatori: offrono un linguaggio, un paradigma, una narrazione che permette ai loro seguaci di sentirsi parte di un fronte culturale. La polemica non è più un mezzo, ma un collante identitario.
In conclusione, la polemica ossessiva contro il cattolicesimo — sia nelle pagine social, sia nei discorsi di alcuni intellettuali — è un fenomeno che ha perso lucidità. Non è più un esercizio di pensiero, ma un esercizio di identità, dove il confronto con la realtà si dissolve in una narrazione autoreferenziale. Il cattolicesimo, in tutto questo, è solo il pretesto: un grande specchio simbolico su cui vengono proiettate tensioni, ferite, conflitti che appartengono a tutt’altro orizzonte.

Commenti
Posta un commento