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Professionisti della cultura o custodi dell’anima? La grande ambiguità del nostro tempo

Perché l’Occidente rischia di smarrire ciò che lo ha reso tale. Domenico Condito Biblioteca dell'Abbazia di San Gallo in Svizzera Nel dibattito pubblico contemporaneo, la parola professionista gode di un’aura positiva e meritata. I professionisti sono coloro che, in ambiti specifici di competenza (intellettuali, tecnici, scientifici o liberali) hanno sviluppato conoscenze e abilità che mettono al servizio della società attraverso un’attività economica primaria. Quando svolgono bene il loro lavoro, contribuiscono non solo al proprio sostentamento e a quello delle loro famiglie, ma anche al bene comune: che si tratti di storici o ingegneri, archeologi o medici, architetti o ricercatori, la loro opera è un tassello essenziale della vita collettiva. Nulla da eccepire: viva i professionisti. Eppure, quando l’espressione si sposta sul terreno della cultura, qualcosa si incrina. Parlare di “professionisti del mondo della cultura” implica, quasi inevitabilmente, una concezione della cultur...

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