Léon de Duranville, Sulla bibliofilia, Luni Editrice

Nella traduzione di Corrado Vatrella, pubblicata da Luni Editrice, il ritorno di un classico ottocentesco sull’arte di amare e custodire i libri antichi. Il libro è stato presentato lo scorso 3 agosto a Gasperina, nel suggestivo giardino di Palazzo Manni.
Domenico Condito

Lo scorso 3 agosto, nel suggestivo giardino di Palazzo Manni a Gasperina (Catanzaro), ho avuto il piacere di presentare il volume Sulla bibliofilia di Léon de Duranville, dialogando con il suo traduttore Corrado Vatrella in un incontro che, sin dalle prime battute, si è trasformato in una vera celebrazione del libro, della memoria e della cultura. La conversazione si è arricchita grazie alle competenze e alla vasta erudizione di Vatrella, bibliofilo noto e stimato, capace di illuminare con passione e rigore un mondo che non è soltanto fatto di libri rari, ma di storie, tradizioni e sensibilità che attraversano i secoli. 

L’intervento di Cristina Salerno

L’evento è stato patrocinato dal Comune di Gasperina, con la presenza del Sindaco Gregorio Gallello, e dalla Biblioteca Comunale “Saverio Grande”, che hanno sostenuto con sensibilità e attenzione questa occasione di dialogo attorno ai libri antichi e a coloro che li conservano e se ne prendono cura. L’incontro è stato introdotto da Cristina Salerno, rappresentante della Biblioteca Comunale “Saverio Grande”, che nel suo intervento ha offerto una raffinata riflessione sul valore dei libri antichi come custodia della memoria, sottolineando come ogni volume sia un frammento di storia che attraversa le generazioni e continua a parlare a chi sceglie di conservarlo. A seguire, la mia presentazione del volume e il dialogo vivace e stimolante con Corrado Vatrella hanno dato forma a un confronto ricco di spunti, in cui la passione per i libri, la competenza bibliografica e la sensibilità culturale si sono intrecciate in modo naturale, restituendo al pubblico tutta la vitalità di un mondo che vive nella cura, nella ricerca e nella trasmissione della memoria libraria.

Due momenti del dialogo tra Domenico Condito e Corrado Vatrella, 
scopritore e traduttore del volume “Sulla bibliofilia” di Léon de Duranville.

La pubblicazione italiana del volume Sulla bibliofilia di Léon de Duranville, proposta da Luni Editrice nella raffinata traduzione di Corrado Vatrella, offre l’occasione per entrare in uno dei mondi più affascinanti e meno conosciuti della cultura europea: quello della bibliofilia, intesa non come semplice passione per la lettura, ma come amore per il libro antico, per la sua storia materiale, per la sua identità culturale. 

Potrebbe sembrare un tema di nicchia, riservato a collezionisti e specialisti. Eppure, se ci fermiamo a riflettere, i libri antichi riguardano tutti noi. Dall’invenzione della scrittura, e poi della stampa, ogni manoscritto, ogni codice, ogni volume ha reso stabile ciò che nella mente è fluido, ha dato corpo alle idee, ha trasformato il pensiero in eredità. I libri sono frammenti della lunga linea del pensiero umano che attraversa i secoli e ci raggiunge, permettendoci di dialogare con voci lontane e di collocarci con maggiore consapevolezza nel nostro tempo. In questo senso, la bibliofilia non è solo una passione: è una forma di custodia della memoria, un atto di responsabilità culturale tra generazioni.

Il saggio di Duranville nasce nel 1872, in una Francia segnata dalla sconfitta di Sedan (1870) e dalla fine del Secondo Impero. È un periodo di tensioni politiche e trasformazioni sociali, ma anche di sorprendente fioritura della bibliofilia. È l’epoca dei grandi bibliomani francesi, figure leggendarie che accumulano centinaia di migliaia di volumi, saturando il mercato librario per anni dopo la loro morte. È il momento in cui il libro diventa simbolo di prestigio, gusto, identità borghese. Duranville appartiene a questo mondo: uomo di cultura, membro dell’Académie des Sciences et Arts de Rouen, osservatore attento delle società bibliofile normanne. Il suo scritto nasce come intervento accademico, pubblicato nel Précis Analytique dell’Académie, e solo l’anno successivo, nel 1873, diventa un libretto autonomo stampato in soli sessanta esemplari: un’edizione rarissima, destinata a un circolo ristretto di collezionisti.

La traduzione italiana di Corrado Vatrella parte proprio da questa edizione del 1873, ritrovata e studiata con cura. Il lavoro del traduttore è straordinario per tre motivi. Il primo è la fedeltà stilistica: Duranville scrive con un linguaggio aulico, elegante, tipicamente ottocentesco. Vatrella ha scelto di conservarlo integralmente, senza modernizzarlo, per restituire al lettore il fascino originario del testo. La lingua di Duranville non è solo descrittiva: è intrisa di ironia, di finezza emotiva, di eleganza sintattica. Mantenere questo tono significa permettere al lettore di entrare nel mondo bibliofilo dell’Ottocento non come spettatore moderno, ma come interlocutore diretto.
Il secondo motivo è la ricostruzione storica. Vatrella ha identificato la misteriosa Salle Sylvestre, teatro di aste librarie combattute come duelli, ha consultato cataloghi d’asta ottocenteschi, ha ricostruito contesti, luoghi, società bibliofile. Questo lavoro emerge nel ricchissimo apparato di note, raccolte in una sezione apposita collocata nella seconda metà del volume: non semplici note esplicative, ma un vero commentario critico che illumina ogni riferimento, ogni allusione, ogni dettaglio tecnico. In molti casi, le note sono più dense del passo che commentano, diventando piccoli saggi autonomi che rendono il libro comprensibile e vivo per il lettore contemporaneo.
Il terzo motivo è la passione. Vatrella non traduce un testo: traduce un mondo. Le sue note rivelano la competenza del collezionista, la familiarità con cataloghi, legature, edizioni rare, la sensibilità di chi vive la bibliofilia come eredità familiare. La sua biblioteca di famiglia, iniziata nel Seicento e arrivata a contare fino a diecimila volumi, è il luogo in cui questa passione si è formata e tramandata. La traduzione del Duranville diventa così un gesto di continuità culturale, un atto di gratitudine verso una tradizione che si rinnova.

Il libro Sulla bibliofilia, grazie a questa edizione italiana, rivela tutta la sua ricchezza. Nei capitoli dedicati alla definizione del bibliofilo, al ritratto del collezionista, alla bibliomania, alle edizioni princeps, alle legature, alle condizioni materiali dei libri, emerge una visione complessa e affascinante della bibliofilia. Il bibliofilo autentico è colui che unisce gusto e discernimento, che riconosce la qualità di un’edizione, che apprezza la bellezza della carta, dei caratteri, delle legature. Il bibliomane, figura più estrema, accumula senza misura, vive la ricerca del libro come una febbre. Eppure, Duranville non lo condanna: riconosce che proprio grazie alla sua ossessione molti libri sono stati salvati dalla dispersione. La bibliofilia, dunque, è un equilibrio tra gusto e tenacia, tra cura e passione.

Particolarmente significativa è la sezione dedicata alle opere che riguardano i libri: una rassegna della letteratura bibliofila tra Settecento e Ottocento, che mostra come la bibliofilia sia già allora un sapere strutturato, con maestri riconosciuti e strumenti fondamentali come il Manuel du libraire et de l’amateur de livres di Jacques-Charles Brunet, repertorio monumentale che ha guidato generazioni di collezionisti.

Le conclusioni di Duranville raccolgono il senso profondo del suo saggio: la bibliofilia è una passione che attraversa epoche, caratteri, manie e virtù, ma resta sempre un modo di abitare il libro con rispetto e con gioia. I bibliofili, con le loro eccentricità e i loro entusiasmi, sono custodi della memoria: salvano opere dall’oblio, mantengono vivo il legame tra passato e presente, proteggono la cultura attraverso la cura concreta dei volumi.
Presentare Sulla bibliofilia a Gasperina ha significato dunque presentare due storie intrecciate: quella di un autore che osserva i bibliofili del suo tempo, e quella di un traduttore che incarna la bibliofilia nel nostro. È un dialogo tra Francia e Italia, tra passato e presente, tra la bibliofilia come fenomeno sociale e la bibliofilia come storia familiare. È un invito a guardare i libri con occhi diversi, a riconoscere in essi non solo oggetti, ma compagni di viaggio, frammenti di memoria, testimonianze di mondi che continuano a vivere perché qualcuno ha scelto di custodirli.

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