venerdì 19 aprile 2013

Salvatore Settis, Azione popolare. Cittadini per il bene comune

Einaudi Editore
 
«Indignarsi non basta. Negli anni feroci che stiamo attraversando, la stessa parola "indignazione" è stata a lungo bandita dal discorso pubblico in Italia, e chiunque la pronunciasse veniva tacciato di moralismo e invitato a non esser pessimista, pensare ad altro e godersi la vita. Per poter professare l'indignazione che ci bolliva dentro abbiamo dovuto aspettare che venisse di moda». 

Salvatore Settis, Azione popolare. Cittadini per il bene comune 


«Azione popolare» è il pieno esercizio del diritto di cittadinanza, per imporre un'agenda politica centrata sul bene comune. Il suo manifesto esiste già: è la Costituzione. Che società ci aspetta sotto l'assolutismo dei mercati e il ricatto del debito pubblico? Quale ambiente, quale cultura, salute, educazione? Quale giustizia sociale? Serve un'altra idea di Italia per liberare energie civili, creatività, lavoro. Per la Costituzione, lo Stato siamo noi. Cittadini responsabili. In prima persona. Indignarsi non basta. Contro l'indifferenza che uccide la democrazia, contro la tirannia antipolitica dei mercati dobbiamo rilanciare l'etica della cittadinanza. Puntare su mete necessarie: giustizia sociale, tutela dell'ambiente, priorità del bene comune sul profitto del singolo. Far leva sui beni comuni come garanzia delle libertà pubbliche e dei diritti civili. Recuperare spirito comunitario, sapere che non vi sono diritti senza doveri, pensare anche in nome delle generazioni future. Ambiente, patrimonio culturale, salute, ricerca, educazione incarnano valori di cui la Costituzione è il manifesto: libertà, eguaglianza, diritto al lavoro. La comunità dei cittadini è fonte delle leggi e titolare dei diritti. Deve riguadagnare sovranità cercando nei movimenti civici il meccanismo-base della democrazia, il serbatoio delle idee per una nuova agenda della politica. Dare nuova legittimazione alla democrazia rappresentativa facendo esplodere le contraddizioni fra i diritti costituzionali e le pratiche di governo che li calpestano in obbedienza ai mercati. Ricreare la cultura che muove le norme, ripristina la legalità, progetta il futuro. Serve oggi una nuova consapevolezza, una nuova responsabilità. Una forte azione popolare in difesa del bene comune. 

giovedì 18 aprile 2013

Lamezia Terme - Cosmogonie/Cosmologie. Tra mito e scienza, l'origine nell'Universo

con Marcello Lattari e Antonio Bruno Umberto Colosimo 

20 aprile 2013 - ore 18.30
Pramantha Arte contemporary art gallery 
Corso Giovanni Nicotera 165, Lamezia Terme 


ATTIVITA' IN MOSTRA
Sabato 20 aprile, ore 18.30, presso Pramantha Arte contemporary art gallery di Lamezia Terme si chiude il ciclo di incontri dedicati alla mostra AfricArte. Alla scoperta del contemporaneo con: 

Cosmogonie/Cosmologie. Tra mito e scienza, l'origine nell'Universo 
con Marcello Lattari e Antonio Bruno Umberto Colosimo

La conferenza rappresenta un momento di approfondimento sull'arte e sulla cultura africana attraverso un doppio sguardo rivelatore: filosofico-antropologico e scientifico-astronomico. 

Con Marcello Lattari - studioso, cultore e collezionista di arte africana - AfricArte svela i sensi profondi di statue, maschere, cimieri, reliquari e feticci, indagando la funzione relazionale (sociale e religiosa) dell'arte africana, e offrendo una panoramica dei valori e dei rituali comunemente diffusi e riscontrabili tra le culture dei popoli africani. 
Per questa via - attraverso la rivisitazione di credenze, rituali, danze, miti e testimonianze - si delineano i contorni di un immaginario complesso, spirituale e filosofico, che sulla relazione conoscitiva del singolo con l'ambiente circostante (comunità, natura, cosmo) incentra il suo sistema di vita, rivelando un modo diverso di concepire l'esistenza, il suo senso nel tempo e nel cosmo, le stesse idee di spiritualità, di soprannaturale, di divinità, evocando - come scrive lo stesso Lattari - "lo spirito delle nostre ataviche e dimenticate origini"

Con Antonio B. U. Colosimo - studioso, cultore e divulgatore di scienze astronomiche - i miti e le cosmogonie narrate dalla sculture rivelano la pregnanza di contenuti scientifici e la "modernità" di concezioni cosmologiche che - attraverso un antico sistema simbolico - tramandano conoscenze di popolo in popolo fin dai primordi della nostra storia. 
Per questa via - attraverso l'analisi culturale e la decodificazione scientifica di simboli e iconografie - emerge l'importanza rivestita dai fenomeni astronomici nella formazione dei sistemi culturali ancestrali e nella nascita della religione. 
La comparazione dei miti cosmogonici di diverse civiltà, infine, giunge a delineare le attuali conoscenze sul cosmo e l'attuale visione dell'Universo, scoprendo nella descrizione scientifica di esso la persistenza di elementi concettuali presenti fin dalle più antiche narrazioni mitiche circa la sua origine e struttura. 

La mythologie, dans son origine, est l'ouvrage de la science; la science seule l'expliquera. Charles Dupuis

Ingresso gratuito 

Pramantha Arte contemporary art gallery 
Corso Giovanni Nicotera 165, Lamezia Terme 
Info: +39 339 5028498 – arte@pramantha.com

martedì 16 aprile 2013

Libertà e humor secondo Albert Einstein

Non credo affatto alla libertà dell'uomo nel senso filosofico della parola. Ciascuno agisce non soltanto sotto l'impulso di un imperativo esteriore, ma anche secondo una necessità interiore. L'aforisma di Schopenhauer: «È certo che un uomo può fare ciò che vuole, ma non può volere che ciò che vuole» mi ha vivamente impressionato fin dalla giovinezza; nel turbine di avvenimenti e di prove imposte dalla durezza della vita, quelle parole sono sempre state per me un conforto e una sorgente inesauribile di tolleranza. Aver coscienza di ciò contribuisce ad addolcire il senso di responsabilità che facilmente ci mortifica e ci evita di prendere troppo sul serio noi come gli altri; si è condotti così a una concezione della vita che lascia un posto singolare all'humor.

Albert Einstein

giovedì 4 aprile 2013

Dagli infiniti mondi di Giordano Bruno agli universi paralleli della fisica moderna

di Domenico Condito

Universum - C. Flammarion, intaglio in legno, Parigi 1888.
Colorazione: Heikenwaelder Hugo, Vienna 1998.a
ELP. Come è possibile che l’universo sia infinito?
FIL. Come è possibile che l’universo sia finito?
ELP. Volete voi che si possa dimostrar questa infinitudine?
FIL. Volete voi che si possa dimostrar questa finitudine?
ELP. Che dilatazione è questa?
FIL. Che margine è questa?
Con questo dialogo immaginario tra Elpino e Filoteo comincia il De l’Infinito, Universo e Mondi di Giordano Bruno, l’opera più inquieta e folgorante del pensiero rinascimentale. Le sue visioni proiettarono l’umanità oltre l’eliocentrismo del sistema copernicano. Il filosofo nolano aveva pre-cognizzato, infatti, l’esistenza di un Universo infinito, costituito da infiniti Mondi, dove le stelle sono dei soli in numero infinito. Ma fu anche il primo a comprendere la rivoluzione copernicana nell’ambito di una teoria della relatività del moto, del tempo e dello spazio. Un'intuizione da poeta e “veggente”, più che una vera e propria teoria scientifica. D’altra parte, il metodo scientifico era ancora in fase germinale, e Bruno seguiva la prospettiva organicista. Tuttavia, la sua posizione fu tenuta in gran conto nel nascente mondo scientifico, divenendo una pietra di paragone ineludibile per le nuove teorie cosmologiche. Ogni tentativo di turbare l’ordine costituito del cosmo trovava nel pensiero eretico di Bruno le prime temibili radici. 

Il prof. Enrico Giannetto, filosofo e storico della scienza, ritiene che Giordano Bruno stia all’origine della teorizzazione moderna della relatività del moto, dello spazio (delle distanze e delle lunghezze) e del tempo (degli intervalli temporali). Il suo pensiero avrebbe così influenzato Galilei, Descartes e poi Leibniz; e proprio da quest’ultimo prese le mosse la prospettiva relativistica di Poincaré, a cui si rifece Einstein. Ma l’impostazione concettuale di Einstein sarebbe strettamente connessa anche a Baruch Spinoza, e non solo per le idee religiose. Una relazione in cui il prof. Giannetto riconosce un’ulteriore matrice bruniana. 

Se ne deduce che il singolare intreccio tra teologia e immaginazione prescientifica, che caratterizzò il pensiero di Giordano Bruno, avrebbe contribuito a ispirare una delle più possenti rivoluzioni scientifiche di tutti i tempi: la “destrutturazione dell’Universo”. Una straordinaria violazione dei “limiti” imposti allo scibile umano che, dopo aver disarcionato la Terra dal centro cosmo, ha lanciato la nostra Via Lattea in un universo d’innumerevoli galassie. Oggi le visioni pregalileane di Giordano Bruno sono ben documentate dalle immagini catturate dal telescopio spaziale Hubble: una sua foto di uno soltanto dei campi profondi del cosmo contiene circa 300 trilioni di stelle, ed è soltanto un’infinitesima parte dell’universo osservabile. 

Brian Greene
Tutto ciò basterebbe per sancire la definitiva detronizzazione della nostra visione della realtà, ma l’ultimo atto non è ancora compiuto. Già nel 1998, Brian Greene, condirettore dell’Institute for Strings, Cosmology, and Astroparticle Physics (ISCAP) della Columbia University di New York, aveva presentato il primo modello matematico di universi paralleli olografici, sostenendo che il nostro universo sarebbe la proiezione olografica della realtà che si svolgerebbe invece su una remota superficie di confine. Oggi, quella di Greene (teoria delle superstringhe) non è una posizione isolata. Le teorizzazioni di universi paralleli sembrano emergere con naturalezza dalle formulazioni di matematici e fisici che operano nell’ambito della cosmologia. E se l’ipotesi del multiuniverso dovesse essere corroborata, anche in modo indiretto, con un margine di errore accettabile, svanirebbe anche l’idea dell’universo come unica realtà esistente.
Naturalmente, quello degli universi paralleli è un argomento controverso, e il dibattito in corso è molto acceso. Tuttavia, fra gli scienziati sono in tanti a ritenere che il nostro universo potrebbe essere soltanto uno dei molti esistenti. Tutta la problematica è esposta in modo elegante e accessibile da Brian Greene nel suo libro La realtà nascosta – Universi paralleli e leggi profonde del cosmo, pubblicato di recente in Italia da Einaudi. « La mia intenzione – spiega Brian Greene - è di spiegare in modo chiaro e conciso i passi intellettuali e la catena di intuizioni teoriche che hanno portato i fisici, partendo da un certo insieme di prospettive, a considerare la possibilità che il nostro sia uno di molti universi. Vorrei darvi un'idea di come alcune indagini scientifiche moderne suggeriscono naturalmente questa sbalorditiva possibilità. Mi propongo di farvi vedere come certe osservazioni altrimenti sconcertanti possano diventare perfettamente comprensibili nell'ambito dell'uno o dell'altro scenario di universi paralleli; allo stesso tempo, vorrei descrivere le questioni critiche non risolte che hanno impedito, finora, la piena realizzazione di questo approccio esplicativo. Il mio scopo è far sí che, dopo aver letto questo libro, la vostra idea di ciò che potrebbe esistere - di come potrebbero essere ridisegnati in futuro i confini della realtà da sviluppi scientifici ora in corso - sia molto piú ricca e piú vivida». 

Comunque sia, fra gli infiniti mondi di Giordano Bruno e gli universi paralleli di Brian Greene, si è prodotta un'esplosione di pensiero che sta facendo piazza pulita dei nostri riferimenti tradizionali, troppo spesso alimentati da approcci ideologici e dottrinari. E la ricerca scientifica si conferma, ancora una volta, uno strumento insuperabile per produrre conoscenza ed esplorare l’ignoto. Per dirla con Marc Augé, «La ricerca del vero. Forse il segreto della saggezza più profonda degli individui sta (proprio) nel cuore delle ambizioni più vertiginose della scienza».

LL Ori and the Orion Nebula
Image Credit: NASA, ESA and the Hubble Heritage Team

Per approfondire: 
- Giordano Bruno, De l’Infinito, Universo e Mondi, in "Opere di Giordano Bruno e di Tommaso Campanella", a cura di Augusto Guzzo e di Romano Amerio, La Letteratura italiana, vol. 33, Riccardo Ricciardi Editore, Milano – Napoli 1956, pp. 419-470.
- Enrico Giannetto, Giulia Giannini, Marco Toscano, Relatività, quanti, chaos e altre rivoluzioni della fisica. Atti del XXVII Congresso Nazionale di Storia della Fisica e dell’Astronomia – Bergamo 2007, Guaraldi Editore.
- Brian Greene, La realtà nascosta - Universi paralleli e leggi profonde del cosmo, Einaudi, Torino 2012.
- Marco Motta, Nove variazioni sull’universo – La realtà nascosta di Brian Greene, in Le Scienze, n. 532, dicembre 2012, p. 100.

Erri De Luca al Quirinale

Erri De Luca


martedì 2 aprile 2013

Antiquariato solare tra gli anelli e le lune di Saturno

Gli anelli e le lune di Saturno sono composti di materiali che, seppure alterati in superficie da depositi relativamente recenti di pulviscolo, hanno età risalenti ad oltre 4 miliardi di anni fa, quando si è formato il Sistema solare. Questi i risultati di uno studio guidato da Gianrico Filacchione (INAF) con dati dello spettrometro VIMS a bordo della sonda Cassini. 

Comunicato stampa INAF-ASI

Uno scorcio degli anelli di Saturno e di alcune sue lune (in primo piano Encelado) 
ottenuto dalla narrow-angle camera della sonda Cassini-Huygens nell’ottobre del 2010. 
Crediti: NASA/JPL/Space Science Institute

È un ricco e variegato campionario di oggetti antichissimi, risalenti al periodo in cui si è formato il Sistema solare l’ambiente che circonda Saturno. I suoi anelli e le sue lune sono infatti composti di materiali che, seppure alterati in superficie da depositi relativamente recenti di pulviscolo e dall'interazione con le particelle magnetosferiche, hanno età risalenti ad oltre 4 miliardi di anni fa. Per compiere questa accurata mappatura del sistema di Saturno è stato fondamentale il contributo dello spettrometro VIMS (Visual and Infrared Mapping Spectrometer) a bordo della sonda Cassini, frutto di una collaborazione tra NASA, Agenzia Spaziale Europea e Agenzia Spaziale Italiana. L’ASI ha fornito il canale VIS dello spettrometro VIMS mentre l’Istituto Nazionale di Astrofisica partecipa all’analisi scientifica dei dati prodotti.

“Studiare il sistema di Saturno ci aiuta a capire l'evoluzione chimica e fisica del nostro Sistema solare”, dice Gianrico Filacchione, dell’INAF-IAPS, primo autore dello studio pubblicato online sul sito della rivista Astrophysical Journal. “Ora sappiamo che per comprendere questa evoluzione è necessario non solo analizzare singolarmente una luna o un anello, ma piuttosto riuscire a collegare in modo coerente le varie relazioni che legano questi corpi celesti. Per questo motivo abbiamo comparato tra loro le proprietà spettrali degli anelli principali, delle 7 lune maggiori (Mimas, Encelado, Teti, Dione, Rea, Iperione, Giapeto) e delle 7 lune minori (Prometeo, Pandora, Giano, Epimeteo, Calipso, Telesto, Helene e Febe). La nostra indagine è un altro importante risultato ottenuto grazie all’infaticabile attività di VIMS, che finora ha inviato a Terra oltre 250.000 immagini iperspettrali, per un totale di oltre 140 gigabyte di dati, e del team INAF che ne cura il supporto scientifico”. 

L’analisi dei dati raccolti da VIMS ha permesso di ricostruire la distribuzione del ghiaccio d'acqua e di altri composti chimici attraverso i loro colori caratteristici, mostrando come nella luce visibile le colorazioni degli anelli e delle lune siano dovute a depositi superficiali di pulviscolo e materiali organici mentre le analisi nella banda infrarossa hanno confermato che il ghiaccio d’acqua ha una distribuzione sostanzialmente uniforme attraverso tutto il sistema di Saturno: tale risultato indica come la presenza attuale del ghiaccio d'acqua, il principale costituente di questa popolazione, sia conseguenza della composizione originale del disco protoplanetario da cui questi oggetti si sono formati all’alba del sistema solare. 

Gli scienziati sono certi che il ghiaccio d'acqua rilevato è davvero così antico perché Saturno orbita attorno al Sole oltre la cosiddetta "linea della neve", che divide la zona interna del Sistema solare - più calda, dove i ghiacci e altri elementi volatili di dissipano per effetto dell’irraggiamento del Sole - dalla regione più esterna e fredda, dove i ghiacci rimangono sostanzialmente inalterati. 

La patina colorata presente sulle particelle degli anelli e sulle lune di Saturno è legata in prima approssimazione alla loro posizione nel sistema di Saturno. Le lune interne, che orbitano nell'anello E, risultano ‘sbiancate’ dagli spruzzi di acqua ghiacciata espulsi dai geyser di Encelado. Titano invece sembra bloccare questi getti verso le lune più esterne. Oltre l'orbita di Titano, gli scienziati hanno scoperto che le superfici delle particelle dell'anello di Febe e delle altre lune di Saturno tendono a presentare colorazioni più rosse via via che ci si allontana dal pianeta. Febe, una delle lune esterne di Saturno e un oggetto celeste che si ritiene provenga dalla lontana fascia di Kuiper, che si trova oltre l’orbita di Nettuno, sembra spargere polvere rossastra che va a depositarsi sulla superficie delle lune vicine, come Iperione e Giapeto. Una pioggia di meteoroidi esterni avrebbe inoltre dato un tocco di colore al sistema principale degli anelli - in particolare quelli all'interno dell'anello B – donandogli una leggera tonalità rossastra, che secondo gli scienziati sarebbe dovuto a particelle di ferro ossidato – ossia ruggine – oppure da idrocarburi aromatici policiclici, che potrebbero essere progenitori di molecole organiche più complesse. Una delle grandi sorprese emerse da questa ricerca è stata quella di osservare la presenza di colorazione rossastra anche sulla superficie irregolare di Prometeo, una piccola luna di circa 100 km di diametro, molto simile a quella delle particelle che compongono l'anello nelle sue vicinanze. Le altre lune vicine sono infatti decisamente più candide. 

“La colorazione rossastra comune suggerisce che Prometeo è ricoperto da materiale presente negli anelli di Saturno”, dice Bonnie Buratti, del team VIMS presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA, tra i coautori dell’articolo. “Finora abbiamo sempre pensato che fosse il contrario - che cioè gli anelli derivano dalla frantumazione dei satelliti di Saturno. Ma è anche possibile che le particelle espulse dall'anello si siano aggregate a formare il satellite”. 

“Lavorare con questo team è un’esperienza estremamente positiva per l’ottima amalgama che si è creata – ha dichiarato Enrico Flamini, coordinatore scientifico dell’Agenzia Spaziale Italiana - e ovviamente per la capacità di analizzare i dati, pur mantenendo la visione del contesto di un pianeta complesso come Saturno. Indubbiamente parte del merito va anche a una missione, come quella Cassini, che favorisce quest’ambiente di lavoro così positivo”. 

Nel team che ha realizzato l’articolo “The radial distribution of water ice and chromophores across Saturn’s system” pubblicato online sul sito della rivista The Astrophysical Journal, oltre Gianrico Filacchione ed Enrico Flamini, partecipano Fabrizio Capaccioni, Priscilla Cerroni, Mauro Ciarniello e Federico Tosi, tutti dell’INAF-IAPS. 

Elogio dell'eresia

"E così accade che chiunque cerca le cause vere dei prodigi e si preoccupa di conoscere da scienziato le cose naturali e non di ammirarle da sciocco, è ritenuto generalmente eretico ed empio, ed è proclamato tale da quelli che il volgo adora come interpreti della natuta e degli dèi. Essi sanno, infatti, che, distrutta l'ignoranza, è distrutto anche lo stupore, cioè l'unico loro mezzo di argomentare e di salvaguardare la loro autorità."

B. Spinoza, Ethica, I, appendice

Baruch Spinoza (1632-1677)
Ritratto di autore ignoto, ca. 1665
(Gemäldesammlung der Herzog August Bibliothek, Wolfenbüttel, Germania)
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