La crisi dell’Occidente senza Verità
Come l’abbandono della Verità cristiana ha generato un’umanità fragile, e perché solo il Logos può restituire all’Occidente un fondamento stabile.
Domenico Condito
![]() |
| Sandro Botticelli, Ritratto di Agostino (1480), Chiesa di Ognissanti, Firenze |
Papa Benedetto XVI aveva analizzato con lucidità profetica la questione trattata in questo breve saggio. Aveva capito che l'Occidente sta vivendo una crisi causata dall'abbandono dell'idea che esista una verità oggettiva, specialmente in ambito morale e religioso. Una “rinuncia” che ha portato alla convinzione che tutte le opinioni siano equivalenti. Il 18 aprile 2005, nella Santa Messa pro eligendo Romano Pontifice, il card. Ratzinger si era espresso con queste parole: “Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare “qua e là da qualsiasi vento di dottrina”, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie”.
L’Occidente ha smarrito il senso del vero, e per la prima volta in assoluto nella sua storia non si riconosce in un ordine superiore cristiano. Non è accaduto all’improvviso: è stato un processo lento, metodico, quasi chirurgico. Prima si è insinuato il sospetto che la Verità cristiana fosse troppo rigida, troppo esigente, troppo “assoluta” per una società che voleva sentirsi libera da ogni vincolo. Poi si è celebrato il dubbio come unico criterio, non più come strumento per cercare la Verità, ma come arma per dissolverla. Infine, si è giunti all’esito estremo: tutto è opinabile, tutto è relativo, tutto è negoziabile. Nulla è più stabile, nulla è più sacro, e ogni opinione rivendica almeno la parvenza di verità.
Già Sant’Agostino ammoniva che l’uomo, quando abbandona la Verità, “cade in sé stesso” (La Trinità XII, 11, 16; La vera religione 39,72) e si perde nel flusso delle opinioni mutevoli. Questa affermazione, lungi dal contraddire l’altra sua celebre intuizione, “Tu eri più dentro in me della mia parte più interna e più alto della mia parte più alta” (Confessioni III, 6, 11), ne costituisce in realtà il necessario contrappunto. Per Agostino, infatti, l’uomo può muoversi in due direzioni opposte: discendere nella parte inferiore e instabile del proprio io, dove regnano mutevolezza e dispersione, oppure risalire verso il centro più profondo dell’anima, dove Dio abita come Verità intima e fondante. “Cadere in sé stessi” significa ripiegarsi sulla dimensione psicologica e passionale, mentre riconoscere Dio come “più intimo dell’intimo” significa ritrovare l’unità interiore e la stabilità del vero. Le due espressioni descrivono dunque i due movimenti fondamentali dell’esistenza umana: la dispersione e il ritorno, la caduta e la conversione.
Oggi l’Occidente vive la dimensione della caduta e della perdita, dell’instabilità e della confusione. La crisi contemporanea non è che l’esito estremo di quella dinamica antica: la sostituzione del vero con il verosimile, del Logos con la percezione soggettiva.
In questo vuoto, prospera il sistema governato dai mercati e non dallo spirito. È un sistema che non ama le identità forti, perché non sono manipolabili. Un uomo che conosce la verità non può essere comprato. Un uomo che riconosce un ordine superiore non si piega al mercato. Questo sistema preferisce soggetti spiritualmente poveri, fragili, fluidi, permeabili a ogni condizionamento globale. Non testimoni del Dio vivente, capaci di ricapitolare il mondo in Cristo, ma consumatori docili, intercambiabili, sempre insoddisfatti e dunque sempre pronti a comprare, a desiderare, a obbedire.
Il consolidamento di questo sistema passa attraverso le grandi sostituzioni spirituali del nostro tempo. Non si tratta di un semplice mutamento di costumi o di sensibilità, ma di un vero e proprio rovesciamento dei fondamenti antropologici e culturali dell’Occidente. Ciò che per secoli ha costituito l’ossatura della civiltà europea, la verità, la libertà, la persona, la comunità, la trascendenza, la salvezza, viene progressivamente sostituito da surrogati che ne imitano la forma, ma ne negano la sostanza.
Al posto della Verità, l’opinione. La verità, intesa come ciò che è stabile, riconoscibile, condivisibile, viene dissolta in un mare di opinioni equivalenti. Non esiste più un criterio per distinguere il vero dal falso: tutto diventa narrazione, percezione, sensazione. La verità non è più qualcosa da cercare, ma qualcosa da “produrre”, da “comunicare”, da “vendere”. In questo orizzonte, la verità non libera più: intrattiene.
Al posto della libertà, il desiderio indotto. La libertà, che nella tradizione occidentale è capacità di autodeterminazione e di scelta responsabile, viene sostituita da una libertà apparente, ridotta alla possibilità di consumare, di desiderare, di scegliere tra alternative già predisposte. Il desiderio non nasce più dall’interiorità, ma viene generato, orientato, manipolato. L’individuo crede di essere libero proprio nel momento in cui è più condizionato.
Al posto della persona, l’individuo atomizzato. La persona, nella sua ricchezza relazionale e spirituale, viene ridotta a individuo: un’entità isolata, autosufficiente solo in apparenza, ma in realtà profondamente fragile. L’individuo atomizzato è facilmente controllabile, facilmente persuadibile, facilmente sostituibile. È un soggetto senza radici, senza memoria, senza legami.
Al posto della comunità, la massa. La comunità, fondata su relazioni reali, su responsabilità reciproche, su un destino condiviso, viene sostituita dalla massa: un aggregato indistinto di individui che non si conoscono, non si riconoscono, non si appartengono. La massa è manipolabile, volatile, emotiva. Non costruisce: reagisce. È la dinamica che Romano Guardini aveva già intravisto quando parlava della nascita dell’uomo della massa, privo di interiorità e dunque facilmente manipolabile dagli apparati tecnici. Non più soggetto logico, creatore e padrone di sé, ma ingranaggio di un sistema pianificato (R. Guardini, La fine dell’epoca moderna, 1950). L’individuo atomizzato di oggi è l’erede diretto di quella diagnosi profetica.
Al posto della trascendenza, l’intrattenimento. La trascendenza, che apre l’uomo al mistero, al senso, all’oltre, viene sostituita dall’intrattenimento continuo. L’uomo non contempla più: consuma. Non si interroga: scorre. Non cerca il significato: cerca la distrazione. L’intrattenimento diventa la nuova liturgia secolare, che riempie il tempo e svuota l’anima.
Al posto della salvezza, il benessere. La salvezza, intesa come compimento dell’esistenza, come guarigione profonda dell’essere, viene ridotta a benessere psicofisico. L’uomo non aspira più alla redenzione, ma alla prestazione; non alla vita eterna, ma alla forma fisica; non alla santità, ma all’efficienza. Il benessere diventa l’unico orizzonte, e la sofferenza — inevitabile nella vita umana — viene percepita come scandalo intollerabile.
![]() |
| Jan van Eyck e Hubert van Eyck, Polittico dell’Agnello Mistico (1432) Gent, Cattedrale di San Bavone di Gand, Belgio. |
Eppure, proprio quando tutto sembra perduto, la Verità cattolica torna a mostrarsi come l’unica via di salvezza. Non come un’idea astratta, non come un sistema morale, ma come una Persona: Cristo, il Logos incarnato, la pietra angolare che l’Occidente ha rigettato e senza la quale tutto crolla. Da quella Verità è scaturita la nostra civiltà: il senso della dignità umana, la libertà, la ragione, la giustizia, la bellezza, la carità. Tutto ciò che oggi si tenta di difendere senza più ricordarne la sorgente.
Il Signore lo ha detto con una semplicità che non ammette equivoci: “La Verità vi farà liberi”. Non c’è altra libertà che questa. Non c’è emancipazione possibile senza un fondamento stabile. Non c’è futuro per un popolo che rinuncia alla verità che lo ha generato.
Oggi i cattolici praticanti non sono più maggioranza in Occidente, ma in ogni epoca, la testimonianza della Verità non è mai questione di numeri, ma di fedeltà. La storia della salvezza mostra che Dio opera attraverso un “resto” capace di custodire l’essenziale anche quando tutto sembra oscurarsi. Non è la maggioranza a preservare il mondo, ma il sale che non perde sapore, la luce che non si nasconde, la piccola fiamma che continua a bruciare quando il vento si alza.
A questo “resto” è stato affidato ciò che non passa: il senso della storia, il principio primo e il fine ultimo, l’Alfa e l’Omega. La vita dei credenti è nascosta con Cristo in Dio, radicata in una promessa che nessun potere umano può violare, perché fondata non sulle forze dell’uomo, ma sulla fedeltà di Colui che non viene meno.


Commenti
Posta un commento