San Gregorio Taumaturgo e la Croce reliquiaria bizantina del British Museum di Londra
Una splendida testimonianza aurea dell’X secolo, proveniente da Costantinopoli, raffigura l’insigne Vescovo di Neocesarea con la Vergine orante e San Basilio. Valore storico e spirituale.
Domenico Condito
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| Croce reliquaria bizantina (X secolo, Costantinopoli) - © The Trustees of the British Museum. |
Tra le più raffinate espressioni dell’arte sacra bizantina conservate oggi nei musei europei, spicca una straordinaria Croce reliquiaria pettorale custodita al British Museum di Londra, che proviene da Costantinopoli e risale al X secolo. Questo oggetto sacro, di rara bellezza e profondo significato spirituale, reca le effigi della Madre di Dio in atteggiamento orante, di San Basilio Magno e di San Gregorio Taumaturgo, vescovo di Neocesarea del Ponto, uno dei santi più venerati nella Chiesa orientale antica
San Gregorio Taumaturgo nacque nel 213 a Neocesarea, l’odierna Niksar in Turchia, e morì nel 270, dopo aver evangelizzato il Ponto e la Cappadocia. Allievo prediletto di Origene, terminati gli studi, si ritirò a vita monastica solitaria nel Ponto, prima di essere nominato vescovo di Neocesarea. La sua figura, già in vita circondata da un’aura di santità, divenne presto oggetto di venerazione. Il suo culto fiorì subito dopo la morte e si diffuse rapidamente nelle regioni del Ponto, della Cappadocia e dell’Armenia.
La memoria del Santo fu alimentata da una ricca tradizione orale, composta da racconti prodigiosi che ne celebravano l’attività missionaria e il carisma spirituale. Questi racconti, tramandati dalle comunità locali dove Gregorio operò, costituirono il nucleo originario di una narrazione storica e agiografica che, oltre a esaltare la sua predicazione, conservava il ricordo di miracoli straordinari, che gli avrebbero meritato, nei secoli, il titolo di Taumaturgo.
I grandi Padri Cappadoci, Gregorio di Nissa, Basilio Magno e Gregorio Nazianzeno, riconobbero nel vescovo di Neocesarea il fondatore della loro Chiesa e il promotore del monachesimo nella loro terra. In particolare, Gregorio di Nissa e Basilio raccolsero e ordinarono la tradizione agiografica fiorita dopo la morte del Taumaturgo, fissandola nei loro scritti e conferendole autorevolezza dottrinale e storica. Grazie a loro, la figura del Santo vescovo di Neocesarea superò i confini dell’Asia Minore e raggiunse Costantinopoli, per diventare uno dei santi più amati e venerati nella capitale imperiale.
Un ruolo decisivo nella diffusione del suo culto ebbe il celebre Simbolo (o breve Esposizione della fede) attribuito a Gregorio. Si tratta di una formulazione breve ma perfettamente articolata del dogma trinitario, che anticipa con sorprendente precisione i contenuti del Concilio di Nicea. Questa formula trinitaria era considerata la più venerabile tra le professioni di Fede anteriori all’età conciliare. Il Simbolo fu utilizzato da Gregorio per contrastare le eresie trinitarie del suo tempo e, nei secoli successivi, altri Padri della Chiesa ne fecero un uso analogo. Inoltre, numerosi Sinodi e Concili dell’antichità lo hanno citato come testo autentico del vescovo di Neocesarea, riconoscendone non solo l’autorità dottrinale, ma anche il carattere “rivelato”.
Gregorio di Nissa, autore della prima biografia del Taumaturgo, riferisce infatti che Gregorio ricevette il Simbolo durante una visione mistica, nella quale la Vergine Maria e San Giovanni Evangelista gli apparvero per istruirlo sul mistero della Trinità. Questo episodio, profondamente radicato nella tradizione orientale, e poi anche in Occidente, contribuì a conferire al testo un’aura di sacralità unica nella storia della Chiesa. Non sorprende, dunque, come osserva il prof. Dattrino, che il nome di San Gregorio Taumaturgo abbia riempito l’Oriente cristiano, e che il suo culto si sia diffuso in tutto l’universo bizantino, fino a diventare una delle presenze spirituali più luminose e costanti della tradizione orientale.
Per tutte queste ragioni, la figura di San Gregorio Taumaturgo fu oggetto di una venerazione crescente nella capitale imperiale bizantina, dove il suo culto conobbe una fioritura straordinaria tra il VI e il XII secolo. A Costantinopoli, Gregorio fu celebrato modello di vescovo carismatico e taumaturgo, e per aver difeso, insegnato e trasmesso la vera Fede. La sua memoria liturgica, fissata al 17 novembre, fu accompagnata da una ricca produzione iconografica e da oggetti devozionali di altissimo pregio.
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| Croce reliquaria bizantina (X secolo, Costantinopoli) - © The Trustees of the British Museum. |
Tra le testimonianze artistiche più celebri del culto gregoriano a Costantinopoli si annoverano:
- il Trittico Harbaville, raffinata placca in avorio del X secolo, oggi al Museo del Louvre (leggi qui);
- una splendida icona conservata all’Ermitage di San Pietroburgo (leggi qui);
- la croce-reliquiaria del British Museum, che si presenta un questo articolo;
- il mosaico (IX secolo) che lo raffigurava nel timpano nord della Basilica di Santa Sofia (leggi qui).
La Croce reliquaria fu acquisita dal British Museum dagli eredi di Adolphe Stoclet (1871–1949), il celebre collezionista e finanziere belga proprietario del Palazzo Stoclet a Bruxelles. Realizzata in oro e decorata con smalti cloisonné, presenta una struttura pettorale con cerniera, che ne indica la funzione di contenitore di reliquie. Secondo fonti storiche, essa avrebbe custodito un frammento della Vera Croce, rendendola oggetto di venerazione e di uso liturgico, probabilmente destinato a un alto prelato o a un membro della corte imperiale.
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| Croce reliquaria bizantina (X secolo, Costantinopoli) - © The Trustees of the British Museum. |
L’iconografia dell Croce è disposta secondo uno schema teologico preciso:
- al centro, la Vergine Maria è raffigurata in postura orante, con le mani sollevate in preghiera, simbolo dell’intercessione e del ruolo di mediatrice della Madonna tra Dio e l’umanità;
- ai lati, San Basilio (a sinistra) e San Gregorio Taumaturgo (a destra), identificati da iscrizioni in greco bizantino; i due Santi incarnano la tradizione teologica ed ecclesiale della Cappadocia e del Ponto, radice della spiritualità bizantina.
Il reperto è stato rinvenuto, secondo alcune fonti, nei pressi del Gran Palazzo di Costantinopoli, residenza principale degli imperatori bizantini dal 330 al 1081. Questo dato ne rafforza il valore simbolico e liturgico: la croce non era solo un oggetto devozionale, ma anche segno di protezione imperiale, testimonianza della sacralizzazione del potere e della sua connessione con la tradizione dei Santi.
La tecnica di lavorazione, la qualità degli smalti e la precisione delle figure indicano una manifattura di corte, probabilmente realizzata in uno dei laboratori artistici del palazzo imperiale. L’uso del cloisonné, con compartimenti dorati riempiti di smalto colorato, era tipico dell’arte bizantina del’X secolo, e conferisce al manufatto una luminosità che riflette la teologia della luce propria della spiritualità orientale.
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| Croce reliquaria bizantina (X secolo, Costantinopoli) - © The Trustees of the British Museum. |
Nei secoli, dall’Oriente cristiano il culto di San Gregorio Taumaturgo si è diffuso anche in Occidente. In tempi remoti, le sue reliquie raggiunsero Stalettì, in Calabria, dove il Santo, Patrono della Comunità, è venerato nella chiesa di fondazione bizantina a lui dedicata. Questo legame tra la spiritualità bizantina e la devozione calabrese costituisce una testimonianza significativa della circolazione mediterranea del culto dei santi, e la capacità della Chiesa di armonizzare le tradizioni locali con l’eredità universale della fede.
La Croce reliquiaria del British Museum, dunque, non è solo un oggetto artistico, ma memoria viva di una spiritualità che unisce teologia, liturgia e arte, e che continua a parlare al cuore dei fedeli attraverso la bellezza e la potenza del simbolo.
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| Croce reliquaria bizantina (X secolo, Costantinopoli) - © The Trustees of the British Museum. |





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