Alla Tua Luce vediamo la Luce

La gloria velata di Dio nella tradizione cistercense: San Bernardo di Chiaravalle e il Beato Isacco della Stella.
Domenico Condito

Mathias Stomer (1600-1650), Adorazione dei pastori (1640?)

San Bernardo di Chiaravalle (1090-1153) e il Beato Isacco della Stella (1100-1162), due monaci cistercensi del XII secolo, affermano, ognuno con i modi propri, che Dio abita in una luce che non è accessibile all’occhio umano. L’identificazione della luce come elemento distintivo dell’essenza divina è attinta dalle Sacre Scritture. Già nei Salmi leggiamo che “Egli si avvolge di luce come di una veste” (Salmo 104:2). L’apostolo Giovanni è ancora più esplicito: “Questo è il messaggio che abbiamo udito da lui e che ora vi annunziamo: Dio è luce e in lui non ci sono tenebre” (1 Giovanni 1:5). Una Luce trascendente, assolutamente pura e santa, che l’uomo non è in grado di concepire né di vedere.

Ricordate il racconto dell’Esodo? Quando Dio scendeva sul Sinai per incontrare Mosè, nessuno poteva volgere lo sguardo verso il monte, altrimenti sarebbe morto (Esodo 19:16-24). Un avvertimento rivolto da Dio allo stesso Mosè: “Farò passare davanti a te tutto il mio splendore e proclamerò il mio nome: Signore, davanti a te. Farò grazia a chi vorrò far grazia e avrò misericordia di chi vorrò aver misericordia”. Soggiunse: “Ma tu non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare vivo” (Esodo 33:19-20).

Per rendersi visibile agli uomini, Dio ha oscurato parzialmente la sua gloria, la luce purissima e incommensurabile che emana. Isacco della Stella esprime questo concetto utilizzando l’immagine della “lanterna”, che simboleggia la creazione letta come presenza “attenuata” della luce, anticipo del parziale “oscuramento” che il Verbo rivestirà incarnandosi. Scrive il beato Isacco della Stella: “Segue il terzo libro, cioè la creatura corporea e visibile, esso pure scritto dentro e fuori, così che attraverso le cose create si possa intravedere la Sapienza che le ha create; è un libro oscuro, così da non ferire per il troppo splendore occhi che sono offuscati e che, per poter vedere il sole, hanno bisogno di una lucerna” (Isacco della Stella, Sermone primo per la prima domenica dopo l’ottava dell’Epifania, 3).

In San Bernardo l’immagine della “lanterna” è riferita a Cristo stesso. Il Salvatore, incarnandosi, ha oscurato in parte il suo fulgore, rivestendosi come di una “lanterna”, per riaccendere nel nostro sguardo la Luce divina: “I nostri occhi erano pieni di buio, mentre lui abita una luce inaccessibile. [...] Allora nella sua straordinaria bontà il salvatore e medico delle nostre anime s’abbassò fino a noi, e con il fulgore della sua luce rinvigorì la nostra debole vista. Si rivestì come di una lanterna, cioè di quel corpo glorioso e mondo da ogni macchia che ha ricevuto” (Bernardo di Chiaravalle, Sermone per l’Avvento 1,8 - SBO IV, 167).

Geertgen tot Sint Jans, Natività di notte o Presepe di notte (1490)

Questa intuizione cistercense è espressa molto bene sul piano figurativo dai pittori fiamminghi, dove il Bambino Divino risplende di luce propria, come una “lanterna” nel buio della grotta, suscitando stupore e meraviglia nei presenti, che l’adorano. Allo stesso tempo, il Bambino non illumina tutto l’ambiente circostante, ma solo i volti di coloro che gli stanno vicino, come nella Natività di Gesù (1490), o Presepe di notte, di Geertgen tot Sint Jans. Qui la divinità del Bambino si manifesta attraverso una gloria attenuata, un parziale oscuramento che non acceca ma è capace di rinvigorire la vista dell’uomo. E se i pittori fiamminghi del Quattrocento si esprimono attraverso una luce mistica e tersa, Matthias Stomer, che appartiene alla corrente dei caravaggeschi fiamminghi, nella sua Adorazione dei Pastori (1640?) sviluppa l’uso del chiaroscuro all’estremo, rendendo l’immagine teologica della “lanterna” di San Bernardo visivamente drammatica e tangibile. Qui l’oscurità è totale, quasi materica, e la luce che scaturisce dal Bambino squarcia le tenebre, e rinvigorisce la vista dei pastori dai volti rugosi, stanchi, umili.

L’apostolo Giovanni, ricordando la promessa del Signore, ci fa capire che un giorno contempleremo la Luce di Dio nella sua maestosa e gloriosa santità e purezza, perché saremo simili a Lui: “Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui. Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è. Chiunque ha questa speranza in lui, purifica sé stesso, come egli è puro” (1 Giovanni 3 1:3).
Forti di questa speranza, concludiamo con la lode del salmista: “È in te la sorgente della vita, alla tua luce vediamo la luce” (Salmo 36:10).

Alla fine, tutto converge verso un’unica certezza: la Luce che ora ci raggiunge in forma attenuata, adattata alla nostra fragilità, è la stessa che un giorno contempleremo senza più veli nella sua pienezza. La “lanterna” che oggi rischiara i nostri passi è solo l’anticipo della visione promessa. E mentre camminiamo in questa luce mite ma vera, il cuore si purifica e si prepara all’incontro definitivo con Colui che è Luce da Luce, splendore eterno del Padre.


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