giovedì 21 marzo 2013

Anna Maria Ortese - La cosa più inaccettabile del vivere sulla Terra

Una riflessione sempre attuale della grande e indimenticabile scrittrice italiana

Quale sembra a lei, oggi, la cosa più inaccettabile, o per lo meno inspiegabile , del vivere sulla Terra?

"Posso citare una pagina di Ionesco: sulla violenza. La riporta Nicola Chiaromonte nei suoi bellissimi Scritti sul teatro. Bisogna leggerla, perchè pochi hanno mai individuato l'orrore - tutto - in uno scontato comportamento umano. La violenza - l'aggressione che si presenta sempre inattesa, di un'ombra a un'altra ombra - è proprio l'orrore annidato nel vivere universale. Anche la natura aggredisce: ma nell'uomo la violenza, vista naturalmente al rallentatore e senza suoni che distraggono, ha qualcosa che gela il sangue. Si ha proprio la sensazione di una cosa estranea al mondo -  al mondo della luce - che viene da fuori, e viene come uno spettro. Sì, sento la violenza come uno spettro. E so che essa è così conscia della sua natura impossibile e dolorosa, da cercare il rumore, e magari le musiche per attuarsi. Basti pensare come si va alla guerra, come si effettuano i massacri. E come si gridano cose eccelse quando si spiega la propria forza su esseri inermi. E come si innalzano le proprie ragioni, chiamandole ragione, quando si distrugge un altro, e spesso sono folle di altri. A questo riguardo, mai sono cominciati i Buchenwald, e mai sono finiti. I campi di morte, genuina creazione umana, ignota alle stesse fiere, sono eterni. E sempre si valgono del rumore, della musica, anche la più alta, per legittimare il gioco del dolore. Ecco, io odio la legalità dei distruttori e l'arte che intende decantare lo spirito di distruzione (questo è la violenza). E so che se un attimo solo la muisca e la copertura dell'arte cessassero intorno a qualsiasi uccisore; e costui o costoro potessero vedersi, rivedere le proprie azioni, attimo dopo attimo, e ogni attimo durasse dieci minuti; e senza rumore affatto, senza suoni, o musiche o paroli importanti, e senza pubblici sostenitori, del tutto in solitudine... subito l'uomo afferrerebbe tutto l'orrore di essere quello, di essere malattia o follia, e vorrebbe fuggire. Non dalla giustizia, ma da se stesso. Ma nessuno si vede mai. Nessuno - macellai, eroi, e ragazzi per bene che ditruggono un loro simile o un cane - ha il vantaggio di un impassibile specchio. Il mondo è pieno di immagini, ma gli spettri - che pure vivono al nostro fianco, e la notte piegano il viso accanto alla nostra lampada - non si vedono mai."

Anna Maria Ortese, Corpo celeste, Adelphi, 1997, pp. 109-111.

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