Un esemplare unico dell’edizione storica della “Cantate à trois voix” di Paul Claudel

L’unicità del volume è data dalla dedica autografa di Claudel al poeta René Chalupt, che ricevette il dono durante l’incontro avvenuto a Parigi nel 1919 nella casa del musicista Darius Milhaud. Ci racconta una pagina importante della cultura francese del primo Novecento.
Domenico Condito

Paul Claudel (1868 – 1955) 

Ci sono libri che non si limitano a essere letti o custoditi: entrano nella nostra vita come presenze, come compagni che recano in sé una storia più grande, fatta di incontri, di luoghi, di fede e di arte. La mia edizione storica della Cantate à trois voix di Paul Claudel appartiene a questa categoria rara. È un oggetto prezioso, certo, ma soprattutto un frammento vivo della cultura francese del Novecento, un testimone di un mondo che continua a parlare.
Si tratta dell’edizione “deluxe” pubblicata dalla Nouvelle Revue Française nel 1913, stampata su splendida carta vergata Arches, nel grande formato 33×25 cm. È l’esemplare numero 105 di una tiratura limitata di 323 copie. Un libro già straordinario per la sua fattura, che diventa unico grazie alla dedica autografa di Paul Claudel al poeta e musicologo René Chalupt (1885-1957):

“A René Chalupt // souvenir de la Rue Gaillard // 7 mars 1919 // P. Claudel”

La dedica autografa di Paula Claudel al poeta René Chalupt.

Il volume conserva ancora l’ex libris di Chalupt, come un sigillo che ne custodisce la memoria.

Lex libris di René Chalupt.

Rue Gaillard: la casa di Milhaud e un incontro decisivo

Darius Milhaud (1892 - 1974).

La dedica rimanda a un luogo preciso: Rue Gaillard, a Parigi. Lì abitava il grande compositore Darius Milhaud, figura centrale della musica francese del Novecento e membro del celebre Groupe des Six. Ma Milhaud non fu soltanto un musicista: tra il 1917 e il 1919 fu segretario privato di Paul Claudel in Brasile, durante la missione diplomatica del poeta come ambasciatore di Francia a Rio de Janeiro.
Perché proprio Milhaud? Perché Claudel, uomo di cultura e di fede, cercava accanto a sé un collaboratore che fosse più di un funzionario: un compagno di viaggio intellettuale, capace di comprendere la sua visione poetica e spirituale. Milhaud, giovane compositore già promettente, dotato di una sensibilità aperta e moderna, era la persona ideale. In Brasile scoprì ritmi, colori e sonorità che segneranno profondamente la sua musica, e soprattutto approfondì il rapporto con la poesia di Claudel, che musicò in più occasioni.
Quando i due rientrarono in Francia, la loro amicizia era ormai solida. La casa di Milhaud in Rue Gaillard divenne un piccolo crocevia culturale, frequentato da poeti, musicisti e intellettuali. È lì che, il 7 marzo 1919, Claudel incontrò René Chalupt e gli donò l’esemplare della Cantate à trois voix che oggi custodisco.

Autoritratto di René Chalupt (1885-1957).

Paul Claudel: un gigante della cultura francese

Paul Claudel (1868-1955) è stato una delle figure più luminose della cultura francese del Novecento: poeta, drammaturgo, diplomatico, apologista, eletto nel 1946 all’Académie française. La sua opera è vasta e complessa, nutrita da una fede ardente e da una visione del mondo che intreccia poesia, teologia, teatro e vita vissuta.
Tra le sue opere poetiche più significative si colloca proprio la Cantate à trois voix (1911-1912), che insieme alle Cinq Grandes Odes (1910) e a La Messe là-bas (1919) accompagna Claudel nelle sue lunghe peregrinazioni diplomatiche: da Parigi a Fuzhou, da Pechino a Tientsin, da Francoforte a Rio de Janeiro. Sono testi che nascono dal viaggio, ma soprattutto dall’interiorità: libri che sono preghiera, meditazione, canto.

La conversione: una notte di Natale che cambia tutto

Claudel è un autore che sento vicino anche per la sua fede cattolica, vissuta con intensità e intelligenza. La sua conversione è uno degli episodi più celebri della spiritualità moderna: avvenne la notte di Natale del 1886, nella Cattedrale di Notre-Dame di Parigi, mentre ascoltava il Magnificat cantato dagli enfants de la Maîtrise.
Le sue parole restano tra le più belle testimonianze di un incontro improvviso e definitivo con Dio:

“In un istante, il mio cuore fu toccato e io credetti.
Credetti con una tale forza di adesione – con una tale elevazione di tutto il mio essere, con una così potente convinzione, con una tale certezza che a nessuna specie di dubbio lasciava spazio – che, in seguito, tutti i libri, tutti i ragionamenti, tutti i casi di una vita agitata, non hanno potuto distruggere la mia fede né, a dire il vero, toccarla.”

Questa fede, così radicale e luminosa, attraversa tutta la sua opera. La Cantate à trois voix non fa eccezione: è un testo che vibra di spiritualità, di tensione verso l’Assoluto, di un canto che è insieme umano e divino.

Un dono che custodirò con gratitudine

Avere tra le mani questo libro significa toccare una storia fatta di poesia, musica, amicizia e fede. Significa entrare, anche solo per un istante, nella Parigi del 1919, nella casa di Milhaud, tra artisti che hanno segnato un’epoca. Significa sentire la voce di Claudel, la sua calligrafia, il suo gesto di dono.
Lo custodirò come uno dei doni più luminosi che abbia mai ricevuto: non solo un oggetto raro, ma un compagno spirituale, un frammento di bellezza che continua a parlare.


 

 

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